Bullismo? E se il rimedio fosse l’elogio dell’imperfezione?

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Bullismo? E se il rimedio fosse l’elogio dell’imperfezione?

Messaggio  Corrispondenti il 15.06.18 19:01

Alcuni Amici hanno inviato ottimi articoli che qui pubblichiamo:
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Bullismo? E se il rimedio fosse l’elogio dell’imperfezione?

Ragazzi accusati di essere malfatti, vittime di violenza sui social o nelle chat, pongono fine alla loro vita mentre i genitori, ignari di tutto, assistono impotenti a un tragico epilogo. I casi eclatanti e un possibile antidoto

Moltissimi nativi digitali inseguono la perfezione fatta di situazioni virtuali che creano verità fasulle, fondando un immaginario collettivo di stereotipi in contrasto con la stessa realtà. I ragazzi oggi usano quotidianamente e con dimestichezza social network e cellulari; conoscono bene le varie applicazioni e le modalità di utilizzo delle nuove tecnologie. Ma quali pericoli si nascondono dietro di esse?

L’uso improprio degli smartphone e dei computer può provocare seri danni psicologici nelle vittime, persone solitamente dal carattere più sensibile e con una bassa autostima di sé. Mettiamo da parte per ora il tema legato alle identità fasulle che circolano in rete, ai manipolatori dell’informazione, agli approfittatori, casi purtroppo in aumento ai giorni nostri; limitiamoci alla questione del cyberbullismo emersa in episodi recenti. «Sei brutta/o, grassa/o, cretina/o», affermazioni che, ripetute nel tempo, possono pesare come macigni in un adolescente ancora in cerca della propria identità. Se questi ha una buona considerazione di sé e la sua crescita psicofisica avviene in maniera equilibrata, simili affermazioni possono di certo risultare irritanti, ma nulla più. Però, in un giovane che sta attraversando situazioni delicate come quelle che la società attuale impone, con famiglie messe a dura prova per le separazioni in aumento, per la mancanza di lavoro di uno o entrambi i coniugi, per il decesso di uno dei genitori o anche per la semplice condizione dettata dal cambiamento ormonale tipico della pubertà, offese ripetute nel tempo possono creare problemi psicologici gravi.

Vergogna eimbarazzo di mostrare le proprie debolezze possono portare queste vittime a nascondere la loro sofferenza persino ai propri cari, forse per difenderli da una verità che potrebbe far loro male, ignorando il fatto che invece una soluzione al problema sarebbe proprio parlarne con loro. Quello che scatta nella mente di un ragazzo in crescita e in un periodo di trasformazione del proprio corpo non è sempre facile da intuire, specie se si chiude in se stesso in un silenzio inaccessibile. Oggi che è tutto preconfezionato e che i giovani trascorrono molte ore davanti a un pc, è difficile cogliere la bellezza dell’imperfezione, parte di un ciclo naturale che rende bello ogni essere vivente sulla terra.
I modelli proposti dall’attuale società sembrano perfetti, ricorrono alla chirurgia estetica, a volte con il fotoritocco danno attraverso i social immagini non veritiere: fisici statuari, visi stirati senza ombre di rughe malgrado il trascorrere dell’età. E, se un giovane non corrisponde a quei canoni di bellezza, cosa accade? E se viene escluso dal gruppo perché differente? Se a questo aggiungiamo le prevaricazioni e gli insulti propinati attraverso i social network o i cellulari, le cose possono assumere una brutta piega.Un problema che, se sottovalutato, degenera. Forniamo qualche esempio. Il 7 febbraio scorso a Mestre si è suicidato un quattordicenne, trovato senza vita dai propri genitori in casa. A nulla sono serviti i soccorsi, che non hanno potuto far altro che constatarne il decesso. Ad aprile a Torino Beatrice Inguì, studentessa di 15 anni, muore sotto il treno regionale 2005 Torino-Milano, alla stazione di Porta Susa. Si pensa inizialmente a un incidente ma, da controlli successivi, emerge l’ipotesi del gesto volontario. Bullismo tra le probabili cause dell’accaduto. Un fenomeno purtroppo che non si riesce ad arginare.

Sempre a Torino il 23 febbraio il diciassettenne Michele Ruffino si è tolto la vita lanciandosi da un ponte ad Alpignano. La mamma, Maria Catambrone Raso, ha denunciato ai carabinieri i bulli, che con le loro prese in giro lo avrebbero portato a compiere il folle gesto alla soglia dei suoi 18 anni. Tuttavia, nulla lo restituirà indietro alla madre, che racconta: «Mio figlio è nato sano. Poi, a sei mesi, dopo un vaccino, si è ammalato. Aveva problemi alle braccia e alle gambe e faticava a muoversi. E c’erano le prese in giro, gli sfottò. Era vittima di bullismo e per questo, prima di compiere 18 anni, si è ammazzato. Nostro figlio era arrivato anche a compiere atti di autolesionismo. Il suo unico desiderio era quello di essere accettato. Invece è stato preso in giro anche nel giorno del suo funerale».
Il 9 novembre si era spenta a Padova una quattordicenne di origine nigeriana, Princess Juliana Chisara Mbanali, studentessa del liceo scientifico Curiel, uccisa da un’overdose di insulina (usata dalla madre per combattere il diabete). Dagli interrogatori del Pm a genitori della studentessa, amici di famiglia e alcuni conoscenti, è emerso che qualche coetaneo potrebbe averla preso in giro per problemi di peso e l’ipotesi investigativa è che la ragazza sia stata vittima di bullismo. Il fenomeno tuttavia non è solo italiano.Della storia della quattordicenne Megan Evans, una giovane del Galles che si è tolta la vita, scrivono i media britannici. Sua madre Nicola Harteveld ha deciso di svelare la tragica verità, raccontando di non essersi accorta che sua figlia potesse essere vittima di bullismo e che solo dopo il suicidio ha scoperto dei messaggi offensivi sul suo smartphone. Secondo la madre, i persecutori la tormentavano da tempo online su Snapchat. Un dolore che la ragazza aveva sempre tenuto nascosto ai suoi genitori e ai suoi sei fratelli. Racconterà poi la madre: «Purtroppo i nostri figli passano il tempo attaccati ai cellulari 24 ore su 24 e non sappiamo cosa avviene nel loro mondo».

Ricordiamo un ultimo caso: l’11 gennaio in Australia si è tolta la vita la quattordicenne Silvia Renda Amy “Dolly” Everett, nota per aver pubblicizzato a soli otto anni il famoso cappello Akubra stile cowboy. Dopo essere stata molestata online nella sua città, ha deciso di togliersi la vita. Un decesso che ha sconvolto gli australiani e ha scatenato una campagna contro il cyberbullismo. Le storie da raccontare, come quella di Beatrice, una ragazza brillante negli studi, dal carattere molto dolce, che per il suo sentirsi inadeguata ha preferito farla finita, o come quella di Michele, un giovane con qualche problema agli arti ma dalla sensibilità spiccata, o di Princess, la giovane nigeriana che probabilmente non si sentiva accettata dai suoi coetanei, o di Silvia, divenuta famosa per essere stata a soli otto anni testimonial per una nota azienda di cappelli, sono solo le più note di una serie di vicende dal tristeepilogo. Elogio dell’imperfezione, dunque, come il titolo dell’autobiografia diRita Levi Montalcini, in una società che di perfetto non ha che l’apparenza.
Dora Anna Rocca

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